Le storie del poi. Sei mesi dopo
“Firme false per presentare la lista”
Cappato: “Trovati almeno 373 casi, a differenza di quanto sostiene il governatore”
Le firme per la lista di Formigoni
“Siamo in presenza di fatto nuovi molto gravi – prosegue Cappato – Si tratta comunque di un numero di firme sufficiente dal punto della procedura a imporre che in Lombardia si possano indire finalmente elezioni legali. E visto che Formigoni, oltre a non essersi rivolto a personaggi particolamente credibili per ricevere aiuto sulla questione delle liste, ci ha accusato di aver mentito e di aver manomesso i suoi moduli, ora dovrebbe dimettersi”. Il riferimento è alle intercettazioni telefoniche relative all’inchiesta sulla cosiddetta P3 e all’interessamento del presidente della Corte d’appello di Milano, Alfonso Marra.
Durissima la replica del presidente Formigoni: “E’ la solita iniziativa propagandistica dei radicali, ai quali non intendo fornire alcuna eco. Facciano la querela che hanno minacciato e risponderemo in quella sede. Le loro affermazioni sono del tutto false, offensive e infondate. Gli elettori si sono pronunciati chiaramente, dando la vittoria a me e alla mia coalizione, e nessuno riuscirà a rovesciare la loro volontà”.
I radicali ribattono che presenteranno una nuova denuncia penale. “Formigoni – aggiunge Cappato – non poteva non sapere di avere centinaia firme false perché fatte dalla stessa mano. Crediamo che sul piano dela forma si è dimostrato che le elezioni sono state illegali. I cittadini lombardi hanno il diritto che ottenere che un presidente di Regione che non solo ha nascosto la verità, ma ha dichiarato il falso, venga sanzionato chiediamo le sue dimissioni. In politica non c’è colpa più grave di mancare alla parola data”.
I fatti risalgono al 25 febbraio scorso, ultimo giorno per la consegna delle liste alle ultime elezioni regionali. A sostegno della loro grave accusa, i radicali hanno prodotto copia dei moduli per la presentazione delle liste. “Non abbiamo potuto intervenire prima – ha concluso Cappato – perché giudici amministrativi non avevano ammesso le nostre liste alle elezioni. Ma da sei mesi gli stessi moduli erano a disposizione degli uffici sia di Formigoni sia di Filippo Penati, il principale sfidante di Formigoni in Lombardia. Andrebbe chiesto a loro perché non hanno fatto prima questa verifica”. Il 28 ottobre è fissata l’udienza che dovrà decidere sull’archiviazione dell’inchiesta aperta sulla precedente denuncia dei radicali, che contestavano la validità di 2.000 firme sempre a sostegno della lista di Formigoni.