Il governo delle città. Matera. Workshop al Chiostro delle Monacelle

 
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La fondazione Basilicata Futuro fa il punto sul presente di Matera
Si è svolto nella giornata di ieri, sabato 20 febbraio, il workshop
domenica, 21 febbraio 2010
 
Aldo Paolicelli (WWF Italia)  
 
Si è svolto nella giornata di ieri, sabato 20 febbraio, il workshop denominato” Il governo della città – le idee” organizzato dalla Fondazione Basilicata Futuro. L’intento dell’incontro era quello di dare spazio, in chiave propositiva per la futura amministrazione, alle istanze di membri della società civile e del mondo associativo di Matera. Il tutto è stato organizzato, fra gli altri, anche grazie al lavoro di Eustacchio AntezzaRoberto Cifarelli. Come sede dell’incontro è stato scelto il chiostro delle Monacelle che, con le sue suggestive sale e la vista offerta sulla murgia materna, si è rivelato essere particolarmente indicato per un’iniziativa finalizzata a parlare di Matera, dei suoi problemi e delle sue possibilità.
L’apertura, curata da esimi docenti quali Fabrizio Barca, Fedele De Novellis e Stefano Rolando (presidente della Fondazione Nitti), nonché dal presidente della Fondazione Basilicata Futuro, Angelo Masi, ha subito dato uno spaccato tragicamente veritiero sulla situazione della nostra città, non mancando però di sfatare alcuni luoghi comuni. Il professor Fabrizio Barca, in particolare, citando un’autorevole ricerca della Banca d’Italia, ha rilevato come il problema di Matera, e del sud in generale, derivi da un’incapacità della classe dirigente meridionale di sfruttare a dovere i fondi ottenuti a livello nazionale prima e comunitario poi. Il tutto con una postilla, chiarita poi ulteriormente dagli altri due docenti: il sud non è la zavorra del nord , bensì una realtà con problemi che si inserisce in un paese che ha di suo delle enormi difficoltà, non scaricabili tout court sul meridione. Non è tutto. Le pretese piogge di denaro, baluardo di molti partiti radicati al nord, che vogliono dipingere un sud sanguisuga e parassita, non sono state intense come da sempre si è fatto credere all’opinione pubblica. Molti dei fondi promessi non sono mai arrivati e ciò non ha fatto che aggravare le difficoltà di una realtà che partiva in enorme svantaggio rispetto al settentrione d’Italia.
 Perché la politica, si chiedono i relatori del convegno, al quale è intervenuto dicendo la sua anche il parlamentare europeo Gianni Pittella, nonché il candidato sindaco Salvatore Adduce, da un po’ di anni ha accantonato la questione meridionale? Le ragioni sono molteplici. Innanzi tutto, i dirigenti dei partiti politici, di maggioranza e di opposizione,  sono del nord. Il sud manca di un leader che lo rappresenti orami da molti anni. Un leader che non deve avere (attenzione) intenti secessionisti, ma che sia in grado si raccontare in prima persona, nei palazzi del potere, quello che succede e ciò che andrebbe fatto. Se il fare prima l’interesse della realtà territoriale di appartenenza e in seguito quello di altre aree della nazione non è giustificabile è, però, certamente comprensibile. Oltre a quanto detto, non va sottovalutato che l’avere un sud arretrato è un utile capro espiatorio per giustificare la crisi del sistema paese, nonché, come abbiamo visto prima, un ottimo slogan elettorale. Ma la motivazione che più fa male e, al contempo, la più forte di tutte è certamente questa: i meridionali in possesso di un titolo di studio o, semplicemente, muniti di tanta voglia di lavorare, vanno ad arricchire la già notevole forza lavoro e professionale del nord, accrescendo ulteriormente il divario con il sud.
La medicina alla patologia che affligge il sud? Deve essere costituita da più elementi, in grado di relazionarsi tra loro. Innanzi tutto, una classe politica che rompa il conservatorismo che ha afflitto fino ad oggi il meridione e, quindi, anche la Basilicata e Matera. Una dirigenza politica capace, con coraggio e determinazione, di fare quelle riforme che, in altre aree del paese risalgono ormai a dieci anni fa. Ma anche la miglior politica concepibile poco potrebbe fare se non vi fosse il debito sostegno del governo centrale il quale, una volta tanto, dovrebbe smetterla di considerare il sud come un luogo da assistere e ne dovrebbe cogliere le potenzialità, le quali, del resto, sono sotto gli occhi di tutti, visto che la gran parte delle dirigenze di aziende ed enti del nord sono costituite da laureati del sud.
 

Al termine della chiarificante esposizione dei tre relatori, il workshop è proseguito con la costituzione di tre differenti sezioni nelle quali si è parlato: della città sostenibile, delle connessioni ecologiche e culturali, di università e ricerca, d’impresa come risorsa in evoluzione, di spazio rurale e della città dell’inclusione e della solidarietà. Per relazionare su questi temi sono stati interpellati membri delle associazioni operanti nei vari ambiti, il tutto all’attenzione dei relatori principali, i quali si sono divisi fra le varie sale, in modo da poter avere un quadro della realtà materana direttamente dai suoi cittadini. Quest’articolo è incentrato su quanto detto a proposito dei temi della città sostenibile e dell’inclusione sociale, nonché sulle connessioni ecologiche e culturali, dato che, chi vi scrive, ha avuto modo di ascoltare quanto detto su questi temi. La seduta si è aperta con una relazione del presidente della Legambiente di Matera, Marcello Santantonio, il quale ha fatto il punto sulla situazione rifiuti della nostra città. Egli ha dimostrato un cauto apprezzamento per l’avvio, dopo tanti anni, della raccolta differenzia nella nostra città ma, al contempo, ha fatto presenti i gravi deficit informativi dai quali questo nuovo modo di intendere il rifiuto è stato caratterizzato. Inoltre, tramite la proposizione di foto molto eloquenti, ha rilevato la disastrosa condizione della discarica de La Martella, ormai satura e caratterizzata da colline di rifiuti che, ha giustamente rilevato, anche volendo tralasciare il danno ambientale, non sono un bel biglietto da visita per chi arriva nella città patrimonio dell’UNESCO dalla strada di Gravina. Successivamente ha parlato Aldo Paolicelli, segretario del WWF Matera, il quale ha fatto presente all’amministrazione futura alcune possibili idee che potrebbero migliorare la situazione di Matera sul fronte energetico, prendendo spunto da quanto avviene in città più virtuose su questo piano, come ad esempio Trento. In primis, serve una graduale conversione degli edifici comunali a fonti rinnovabili, come il solare, per poi prevedere agevolazioni per i privati che dovessero prediligere il rinnovabile. In secundis, è necessaria maggiore attenzione al risparmio energetico in generale, in quanto sarebbe paradossale produrre in maniera ecocompatibile per poi perseverare con gli sprechi attuali. Già il risparmio sarebbe un primo guadagno in termini energetici. Le strade da percorre per attuare questa seconda finalità sono molteplici: un regolamento comunale che preveda dei vincoli sulle ristrutturazioni e nuove costruzioni, in modo da renderle ecocompatibili; una regolamentazione dell’illuminazione pubblica, con il graduale passaggio al sistema a led, più economico come consumi e duraturo, sebbene a fronte di una spesa iniziale maggiore. E’ in seguito intervenuto l’agronomo Luca Fortunato, il quale, forte di una sua esperienza nel censimento degli alberi a Matera, ha fatto presente la necessità di un piano del verde, speculare del piano urbanistico ma interamente finalizzato ad una programmazione di lunga durata nella cura e manutenzione dei parchi della città. Come ha giustamente rilevato, il problema che si affianca alla scarsa cultura del verde a Matera, è la pessima manutenzione degli alberi esistenti, in alcuni casi pericolosi, in quanto le loro radici, spesso, arrivano a sfiorare le tubazioni di gas e acqua delle abitazioni oppure sono inadatti al contesto nel quale sono stati impiantati. L’annoso problema della proliferazione delle erbacce estive nelle (poche) aree verdi materane potrebbe essere risolto con l’impianto di un manto erboso diverso, richiedente meno cura, che consentirebbe un’ammortizzazione rapida del costo d’impianto. Altri interventi sono stati curati dal prof. Angelo Bianchi, rappresentante di Cittadinanza Attiva, il quale ha rilevato come la nuova amministrazione dovrà curare il contatto con la popolazione, tramite la predisposizione di uno sportello di ascolto del cittadino, già esistente ma soppresso dalla precedente giunta, sebbene curato in maniera volontaria, affinché le distanze tra palazzo e collettività possano ridursi. Attenzione, però, è stato giustamente rilevato da Gianleo Iosca, a nome del CSV (Centro Servizi per il Volontariato), a non sfociare dal propositivismo al  protagonismo o individualismo.

 Le associazioni devono essere capaci esse stesse d’intendere la fattibilità delle loro proposte e, di conseguenza, capire che vi sono talune idee che, per la maggior utilità per la collettività , devono essere adempiute prima di altre. Tutta la discussione si è svolta sotto gli occhi attenti del prof. Stefano Rolando. Non meno interessati si sono rivelati gli altri due relatori, Fabrizio Barca e Fedele De Novellis, che hanno partecipato alle altre due sedute. Terminato l’incontro con il mondo associativo, i tre docenti hanno provveduto a trarre le loro conclusioni, anche alla luce di quanto appreso dai diretti interessati, di concerto con l’ex Presidente della Regione, Filippo Bubbico. Il tutto credo sia sintetizzabile da quanto detto dal prof. Fabrizio Barca: ” Mi fa piacere vedere una realtà propositiva, dinamica, attiva ma spero non si tratti di una pentola che bolle a 6000 metri a 70°. Dicendo questo voglio dire che queste potenzialità e volontà vanno tenute forti per tutto il corso dell’amministrazione e non deve trattarsi di proposte estemporanee che, poi, dagli stessi ideatori, verranno abbandonate finito questo incontro. Se volontà e capacità verranno confermate, con un’amministrazione attenta e responsabile, molto si potrà fare per Matera per migliorare la quale, ho visto con piacere, le idee non mancano“.