Elezioni in Lombardia. Polemica sull’informazione. Replica CDR TG3 RAI e risposta Stefano Rolando

A seguito dell’articolo di Stefano Rolando “Se la par condicio in tv non vale in Lombardia” (Europaquotidiano, 6 febbraio 2013)

il CDR del TG3 RAI Milano ha replicato con una nota pubblicata dallo stresso giornale il 7 febbraio.
http://www.europaquotidiano.it/dettaglio/139905/la_par_condicio_vale_anche_in_lombardia

Alla quale Stefano Rolando ha risposto con le argomentazioni qui riportate
http://www.europaquotidiano.it/dettaglio/139944/tg3_lombardia_e_la_confezione_che_non_va

 
LA PAR CONDICIO VALE ANCHE IN LOMBARDIA
Replica del CDR della TGR Rai della Lombardia all’articolo a firma Stefano Rolando pubblicato il 6 febbraio
 
Stefano Rolando, portavoce di Umberto Ambrosoli, denuncia una presunta violazione della “par condicio” della presenza dei candidati alla presidenza della Regione nel nostro telegiornale regionale. Su cosa si basi questa sua valutazione non è dato sapere. Le regole della par condicio –possono piacere o no- sono per noi assolutamente stringenti. Ci impongono il calcolo dei secondi dedicati a ciascun esponente politico, sotto il costante monitoraggio dell’Osservatorio di Pavia e dell’ Autorità per le garanzie nelle comunicazioni (AGCOM). Eventuali violazioni potranno essere documentate in quelle sedi. In quanto all’affermazione di Rolando per cui la nostra redazione sarebbe “in mani leghiste e cielline” arrivando persino ad immaginare quale sia il “sentimento” della nostra redazione dopo vent’anni di potere di Formigoni, ci permettiamo di ricordare a Rolando che, al di là delle sue legittime opinioni e valutazioni politiche, in tutti questi anni i giornalisti della Rai di Milano hanno cercato di difendere la proprie autonomia rispetto alle pressioni politiche (indipendentemente dai colori che si sono alternati alla guida delle istituzioni) e che continueranno a farlo anche in futuro.
 
RISPOSTA
  1. La replica del CDR del TG3 Rai Lombardia per prima cosa non coglie il senso complessivo dell’articolo. Che riguarda la par condicio della Lombardia non nella Lombardia. Non è un gioco di parole. E’ la sostanza della questione sollevata. Gli italiani – e di conseguenza i lombardi che votano in Regione – sono bombardati da giorni da una distorsione che evidentemente solo i giornalisti del TG3 lombardo neppure riconoscono come contesto del loro prodotto. Maroni e Berlusconi – come leader nazionali (e Maroni con una condizione oggettivamente pretestuosa in ordine ai suoi dichiarati obiettivi) – entrano a valanga nei programmi e nei tg nazionali pubblici e privati. Nel caso di Maroni con una scenografia costante: il richiamo alla sua campagna in Lombardia e al “suo nord”. Ambrosoli, leader del centrosinistra a capo di una coalizione con sette forze politiche e civiche, è estraneo totalmente a questo teatro.
  2. La distorsione è così evidente che il prof. Roberto Zaccaria – già presidente della Rai e parlamentare della Lombardia – ha presentato  ricorso di urgenza alla Autorità per le comunicazioni. In questo contesto mediatico, che la stessa Rai infligge alla Lombardia, si colloca il ruolo del TG3 della Lombardia. Questo ruolo, ove fosse consapevole di una sostanziale par condicio, si applicherebbe con qualche creatività ad una condizione di tendenziale riequilibrio.
  3. La fatidica goccia da travaso – che mi ha fatto aggiungere qualche riga ad un articolo che riguardava quel contesto – è stata provocata, insieme ad altri episodi, dall’impaginazione di domenica 3 febbraio, giornata di possibili maggiori ascolti. Lunga apertura prima con Maroni e poi con Berlusconi (vado a memoria). Arlecchinata di vari candidati tra i quali Ambrosoli, chiusura riservata ad Albertini (nello specifico per attaccare Ambrosoli). Non pongo nemmeno la discussione sul minutaggio, che è questione parziale e relativa, rispetto al rapporto tra taglio e impaginazione. Anche per il TG3 Lombardia infatti il “far notizia” dipende dalla posizione nazionale dei due leader della coalizione di centro destra. Per come è confezionato quel TG3 l’effetto “politico” è da tutte le persone di buon senso considerato quello del sandwich rispetto ai tg nazionali nel quadro che ho descritto.
  4. Così come il prof. Zaccaria ha documentato nel ricorso alla Agcom l’enormità della situazione nazionale, parimenti ci sarà chi raccoglierà in modo puntuale le distorsioni impaginative, le omissioni di notizie, il taglio di presentazione, il contesto narrativo delle citazioni, che riguardano la gestione redazionale del TG3 della Lombardia. La rivendicazione di autonomia e professionalità che leggo in replica, la comprendo forse meglio di altri (sono stato dirigente della Rai, non entrato con i partiti ma chiamato nel 1977 dal presidente Paolo Grassi come suo assistente e poi congedatomi volontariamente nel 1985 per assumere incarichi istituzionali nell’amministrazione dello Stato e ho difeso tante volte quello spirito) ma conoscendo bene i meccanismi fatico a non correlare questi esiti editoriali all’influenza esercitata da gruppi di potere che in modo pressoché incondizionato hanno dominato scelte e carriere in un contesto in cui tutto ha una storia e coloro che esercitano una posizione significativa hanno un referente. Se il CDR vuole scendere su questo terreno non sarà difficile essere dettagliati, a cominciare dalla posizione generale coordinante delle testate dell’informazione regionale ricondotta strettamente all’attuale vertice leghista.
  5. Aggiungo poi che chi replica equivoca – forse per affrettata lettura – un passaggio dell’articolo. Il CDR si riferisce “all’affermazione di Rolando per cui la nostra redazione sarebbe “in mani leghiste e cielline” arrivando persino ad immaginare quale sia il “sentimento” della nostra redazione dopo vent’anni di potere di Formigoni…”. Avevo scritto: “anche in Lombardia il Tg3 è in mani leghiste e cielline e, dopo vent’anni di potere di Formigoni e Lega, si può immaginare dove sia il sentimento dell’emittenza locale”. Due contesti distinti: il primo rappresentato dalla redazione della Rai regionale presidiata da operatori che il CDR tenta soavemente di proteggere con questa definizione: “giornalisti della Rai di Milano che hanno cercato di difendere la propria autonomia rispetto alle pressioni politiche”; il secondo rappresentato dall’emittenza locale, quella privata e appunto “locale”, che ha – con evidenza – risentito negli ultimi venti anni del quadro di potere politico e degli orientamenti verso tale quadro degli investors pubblicitari.
  6. Ora la campagna elettorale assorbe tutte le energie. Il ricorso nazionale alla Agcom e il breve segnale dato agli operatori della sede lombarda della Rai richiamano l’attenzione delle istituzioni e la vigilanza di tutti gli organi preposti attorno ad una situazione che solo un cieco non vedrebbe e solo chi svolge difese d’ufficio ricondurrebbe al minutaggio avulso dai caratteri di regia mediatica che ho descritto. Ci sarà il tempo per fare un bilancio complessivo di questa realtà e discuterne nel modo e nei luoghi idonei.
Stefano Rolando
Coordinatore della campagna dell’avv. Umberto Ambrosoli